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[09/07/2019] Stranieri: Anche il Tribunale di Lecce consente l’iscrizione dei richiedenti asilo

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Dopo Firenze e Bologna anche a Legge il Tribunale riconosce ai richiedenti asilo il diritto ad essere iscritti in anagrafe. Anche a Lecce è l’associazione “avvocati di strada” a farsi carico di ricorrere in giudizio.

A seguito della decisione del Comune di Lecce, che aveva rifiutato l’iscrizione anagrafica ad un richiedente asilo, l’associazione avvocati di strada si era rivolta al Tribunale. Il Giudice Antonio Barbetta, della Prima sezione civile del Tribunale ordinario di Lecce, con un’ordinanza ampiamente motivata, ha dato ragione al cittadino straniero obbligando il Comune ad effettuare l’iscrizione anagrafica.

Lo straniero, titolare di permesso di soggiorno per richiesta asilo, ospitato in un centro di accoglienza gestito dalla Croce rossa italiana, si era visto respingere la dichiarazione di residenza nel maggio scorso, proprio sulla scorta della nuova normativa introdotta con il Decreto 113/2018. Il giudice, riferendosi esplicitamente all’art. 4 del D.lgs. 142/20156, nella sua nuova formulazione, ha ritenuto che non vi sia alcun divieto esplicito per un richiedente asilo di iscrizione in anagrafe. Infatti il magistrato pur evidenziando “che il permesso di soggiorno per la richiesta di asilo non costituisce titolo per consentire l'iscrizione all'anagrafe” non trova un esplicito divieto normativo all’iscrizione anagrafica.

Infatti, anche secondo il giudice salentino, il sistema normativo sull’iscrizione anagrafica trova il suo perno attorno al Dpr 223/89, in ragione del quale la procedura prevede che l’iscrizione avvenga “sulla scorta delle dichiarazioni dell'interessato, degli accertamenti disposti dall'ufficio e delle  comunicazioni dello stato civile”. E ancora: “Le dichiarazioni anagrafiche si riferiscono anche ai trasferimenti all'estero, laddove all’atto della dichiarazione, la parte deve provare la propria identità mediante il passaporto ovvero documento equipollente”. Trascorsi 45 giorni, l'ufficiale dell'anagrafe civile accerta se sussistano i requisiti, ovvero la dimora abituale, avvalendosi della polizia locale per verificare se tutto corrisponda.

Questo è l’iter. Con un quadro poi completato dall'articolo 6, comma 7, del testo unico 286/1998 in cui è stabilito che “le iscrizioni e le variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani con le modalità previste con il regolamento di attuazione. ln ogni caso la dimora dello straniero è considerata abituale anche in caso di documentata ospitalità da più di tre mesi in un centro di accoglienza”.

Insomma, il giudice rileva che se il permesso di soggiorno non costituisce oggi un documento utile a rappresentare il “titolo” per l'iscrizione presso i registri anagrafici, funge comunque da prova per dimostrare proprio il regolare soggiorno sul territorio. Il richiedente, in virtù di questo, può permanere in Italia nel periodo in cui viene esaminata la domanda. È altresì vero che la legge 46/2017 aveva stabilito una procedura semplificata, basata soltanto sulla dichiarazione del responsabile del centro di accoglienza e non anche su quella dell'interessato e dei successivi controlli d'ufficio. Tale norma è stata abrogata proprio con l'articolo 13 del decreto Salvini senza tuttavia modificare le normali modalità di iscrizione anagrafica degli stranieri.

Così oggi si può dire, afferma il giudice, che non vi è più una modalità semplificata di iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo e tuttavia le norme in tema di iscrizione anagrafica, quelle del già citato Dpr 223/1989, e di parificazione di cittadini e stranieri con soggiorno regolare, non sono state toccate.

Un altro passaggio merita attenzione. Scrive, infatti, il giudice: “Nel caso di iscrizione nei registri anagrafici, vi è da precisare, che non si verte in tema di erogazione di prestazioni in favore dello straniero ma si tratta di semplice ricognizione anagrafica, da cui discende la possibilità di esercitare una molteplicità di diritti: iscrizione scolastica, sottoscrizione di un contratto di lavoro, accesso alle misure di polita attiva del lavoro, ottenere la patente di guida, determinazione del valore Isee per accedere a determinate prestazioni  sociali,  decorrenza  dei termini sia per il rilascio del permesso per soggiornati di lungo periodo e sia l'ottenimento della cittadinanza  italiana”. E allora, accogliendo il ricorso, ha ordinato che lo straniero venga immediatamente iscritto nei registri anagrafici della popolazione redente sul territorio comunale.



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