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[21/11/2018] Carta Identità Elettronica: Il Garante della Privacy boccia l’idea del Ministero dell’Interno sull’indicazione dei termini padre e madre sulla carta di identità

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La “responsabilità genitoriale” non può corrispondere sempre e comunque ai soli termini “padre e madre”.

Così si è espresso il Garante della Privacy con un parere ufficiale reso al Governo sullo schema di Decreto del Ministro dell’Interno volto ad apportare alcune modifiche al decreto del 23 dicembre 2015 che definisce le modalità tecniche di emissione della carta di identità elettronica.

Le modifiche proposte dal Ministero dell’Interno riguarderebbero la sostituzione, in più parti del decreto e degli allegati, della parola “genitori” con le parole “padre” e “madre”.

In particolare, all’art. 4, relativo alla “presentazione della richiesta della CIE” viene previsto che:

  • nel primo periodo, le parole “(o i genitori o i tutori in caso di minore)” sono sostituite dalle seguenti: “(o dal padre o dalla madre, disgiuntamente, o dai tutori, in caso di minore)”;
  • al comma 2, le parole “(o dai genitori o tutori in caso di minori)” sono sostituite dalle seguenti: “(o il padre o la madre, disgiuntamente, o i tutori, in caso di minore)”;
  • dopo il comma 3 è inserito il seguente: “comma 3-bis. La richiesta della CIE valida per l’espatrio per il minore è presentata dal padre e dalla madre congiuntamente”.

Il Ministero aveva motivato la necessità delle modifiche da apportare al decreto del 2015 con lo scopo di adeguare il testo alla normativa sullo stato civile, in particolare per quanto attiene la “qualificazione dei soggetti legittimati a presentare agli ufficiali d’anagrafe la richiesta di emissione del documento elettronico in favore di minori di età”. Nella relazione illustrativa, che accompagna lo schema di Decreto ministeriale, viene evidenziato che “gli elementi riportati sulla carta di identità sono i dati anagrafici del titolare, come risultanti dalla relativa scheda anagrafica tenuta dal Comune di residenza, conformi ai rispettivi elementi degli atti dello stato civile e, in particolare, alla disciplina degli atti di nascita riferita alla madre ed al padre – di cui agli artt. 17, 30, 33 34 del D.P.R. n. 396/2000 – nonché dei relativi registri”. La modifica, quindi, sempre secondo il Ministero, “introduce nella disciplina di emissione della CIE e nel relativo layout le diciture “madre” e “padre” in luogo di “genitori” così operando un adeguamento dei dati anagrafici riportati sulla carta di identità alle specifiche disposizioni dello stato civile sopra richiamate, nell’ambito di un necessario contesto di armonizzazione dei profili anagrafici dei soggetti richiedenti”.

Nel proprio parere il Garante, analizzando le proposte di modifica che il Ministero vorrebbe introdurre, evidenzia immediatamente come tali modifiche introducano profili di criticità nei casi in cui la richiesta della carta di identità, per un soggetto minore, sia presentata da figure che, pur esercitando la responsabilità genitoriale, non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica “padre” o “madre”. Ciò, in particolare, nel caso in cui sia prevista la richiesta congiunta (l’assenso) di entrambi i genitori del minore per ottenere la carta valida per l’espatrio).

Le ipotesi prese in esame dal Garante riguardano i casi in cui la responsabilità genitoriale e la successiva trascrizione nei registri dello stato civile conseguano a una pronuncia giurisdizionale (sentenza di adozione in casi particolari, ex art. 44 l. 184/1983, trascrizione di atti di nascita formati all’estero, riconoscimento in Italia di provvedimento di adozione pronunciato all’estero, rettificazione di attribuzione di sesso, ex legge n. 164/1982), oppure è effettuata direttamente dal Sindaco, senza necessità di ricorso all’autorità giudiziaria.

In questi casi, sottolinea il Garante, verrebbe meno la possibilità di una richiesta congiunta della carta di identità per il minore (valida per l’espatrio) da parte di figure genitoriali che non possono identificarsi con i come “padre” o “madre”.

Oltretutto, prosegue il Garante, queste modifiche, qualora approvate, limiterebbero (in alcuni casi negherebbero) l’esercizio del diritto di richiedere la carta di identità per il minore oppure costringerebbero gli esercenti la potestà sul minore ad effettuare una dichiarazione non corrispondente alla realtà. Infatti, nella richiesta del documento, nella ricevuta rilasciata dall’ufficio e, soprattutto, nel documento d’identità rilasciato per il minore il dato relativo a uno dei genitori risulterà essere necessariamente indicato in un campo riportante una specificazione di genere (madre o padre) non corretta, non adeguata e non pertinente alla finalità perseguita che, ricorda il Garante, riguarda unicamente, così come prevede la legge, “l’assenso” di entrambi i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale al rilascio di un documento valido per l’espatrio.

Questi sono i motivi principali con i quali il Garante ha ritenuto di dare parere negativo allo schema di decreto del Ministro dell’Interno. Infatti, conclude il Garante, la sostituzione del termine “genitori” con le parole “padre” e “madre” rischierebbe di imporre in capo ai dichiaranti, all’atto della richiesta del rilascio del documento di identità del minore, in relazione all’obbligatoria riconducibilità alle nozioni di “padre” e “madre”, il conferimento di dati inesatti o di informazioni non necessarie di carattere estremamente personale, arrivando in alcuni casi a escludere la possibilità di rilasciare il documento a fronte di dichiarazioni che non rispecchiano la veridicità della situazione di fatto derivante dalla particolare composizione del nucleo familiare.

A seguito del parere dato dal Garante lo scorso 31 ottobre sono state sollevate polemiche che hanno costretto il Garante stesso a nuovi interventi ufficiali.

Con un primo comunicato, datato 16 novembre, il Garante ha ribadito che “A fronte dei rilievi, spesso anche offensivi, mossi all’Autorità in relazione al parere reso sullo schema di decreto recante modifiche alla disciplina del rilascio della carta d’identità elettronica, è necessario chiarire un aspetto essenziale. Come in ogni altra ipotesi in cui gli sia richiesta l’espressione del proprio parere, anche in questo caso il Garante si è limitato a verificare la conformità dell’atto sottopostogli rispetto alla disciplina di protezione dati. Nella fattispecie, l’esclusiva indicazione dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale come “madre” e “padre”, anche nell’ipotesi in cui essi presentino - come consentito dall’ordinamento - caratteristiche soggettive diverse da quelle, non può non risultare incompatibile, in particolare, con il principio di esattezza dei dati trattati. Il Garante si è limitato a rilevare tale profilo di criticità e l’asimmetria tra la disciplina primaria e l’atto proposto, non spettando certamente a questa Autorità trarne le conseguenze e proporre soluzioni alternative. Quanto agli insulti rivolti all’Autorità, essi, come noto, qualificano chi li fa e non chi li riceve”.

Con un secondo comunicato, del 20 novembre, il Garante ha voluto effettuare ulteriori precisazioni a fronte di polemiche e critiche, con toni spesso eccessivi e, soprattutto, argomenti espressivi di evidente ignoranza della questione. In quest’ultimo (per ora…) comunicato l’Autorità garante, dopo aver ricordato i termini della questione, ha voluto sottolineare, anche avvalendosi di due precisi esempi pratici, gli effetti discriminatori e perfino paradossali che porterebbero le modifiche. Il parere oggetto di critica è stato reso, sottolinea il Garante nel comunicato, unanimemente dal Collegio del Garante e non vuole minimamente intromettersi in materie riservate a scelte discrezionali del legislatore, limitandosi a dare applicazione alla disciplina vigente. Quindi, conclude il Garante, non viene posta alcuna un’obiezione di carattere generale - tantomeno ideologica - alle nozioni di “padre” e “madre”: si pone solamente l’esigenza di non definire in tal modo chi padre o madre non sia, ma eserciti comunque la responsabilità genitoriale su di un minore, secondo quanto previsto dall’ordinamento giuridico italiano.

Il Parere del Garante n. 476 del 31 ottobre 2018

Comunicato del 16 novembre 2018

Comunicato del 20 novembre 2018

 



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