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[10/11/2020] Unioni Civili: Spetta al legislatore stabilire se due donne possano essere registrate come madri del figlio nato in Italia ma concepito all’estero con fecondazione eterologa

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Il diritto di due donne unite civilmente ad essere madri del figlio nato con procreazione medicalmente assistita può essere perseguito solo con intervento del legislatore.

Lo ha stabilito la Sentenza n. 230 del 4 novembre 2020,  con la quale la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla questione di legittimità dell’art. 1, comma 20, della Legge n. 76/2016 (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze) e dell’art. 29, comma 2, del DPR n. 396/2000 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile) sollevata dal Tribunale di Venezia.

Il riconoscimento della omogenitorialità, all’interno di un rapporto tra due donne unite civilmente - si legge nella decisione -non è imposto da alcun precetto costituzionale, anche se i medesimi parametri neppure sono chiusi a soluzioni di segno diverso.

Tuttavia, l’obiettivo auspicato dal Tribunale di Venezia, quanto al riconoscimento del diritto ad essere genitori di entrambe le donne unite civilmente, ex lege n. 76 del 2016, non è “raggiungibile attraverso il sindacato di costituzionalità della disposizione di segno opposto, recata dalla legge stessa e da quella del collegato d.P.R. n. 396 del 2000”, essendo, viceversa, perseguibile per via normativa".

La questione era stata sollevata nel corso di un giudizio per rettifica di atto di nascita, proposto da due donne, che, essendo unite civilmente ed avendo avviato (all’estero) una pratica di fecondazione medicalmente assistita dalla quale era nato un bambino, chiedevano che fosse dichiarata l’illegittimità del rifiuto opposto dall’Ufficiale dello stato civile alla loro richiesta congiunta di indicare il minore come figlio di entrambe e non della sola partoriente.

La Corte, pur nel giudizio negativo, ha voluto ricordare che resta tuttavia valida la possibilità di trascrivere in Italia gli atti di nascita formati all'estero con la duplice genitorialità femminile. Tale principio è stato riconosciuto dalla giurisprudenza in quanto tali atti non sono contrari ai principi di ordine pubblico, secondo le disposizioni di diritto internazionale privato (Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza 8 maggio 2019, n. 12193; Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenze 15 giugno 2017, n. 14878 e 30 settembre 2016, n. 19599).

 

Vedi la Sentenza n. 230 del 4 novembre 2020

Vedi il Comunicato Stampa della Corte Costituzionale



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