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Semplice Numero 11 - Novembre 2018


Avviso importante: richiesta di accesso non autorizzato ai sistemi ANPR - INA SAIA

Alcuni comuni hanno segnalato, tramite il canale di assistenza ANPR, che personale non autorizzato ha chiesto telefonicamente di accedere in teleassistenza alle postazioni di lavoro degli ufficiali di Anagrafe, allo scopo di fornire assistenza o di installare aggiornamenti.

Si raccomanda di non dare corso a tali richieste, di non cedere le credenziali di accesso ai sistemi informatici, di denunciare immediatamente il fatto alle autorità competenti e darne notizia dettagliata al canale di assistenza ufficiale: cnsd.assistenzatecnica@interno.it

In proposito si richiamano le disposizioni del DPCM n. 194/2014 allegato C) e le specifiche istruzioni fornite da questa Direzione Centrale, con le quali é stata evidenziata la necessità di assicurare la corretta gestione e conservazione dei dispositivi di sicurezza (certificato identificativo della postazione, smart card e credenziali di accesso) a cura dei titolari, essendo tali strumenti strettamente personali e preordinati a garantire la provenienza, la sicurezza, l’integrità e la tracciabilità dei dati registrati.

 

Natalità e fecondità della popolazione residente ISTAT

Nel 2017 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 458.151 bambini, oltre 15 mila in meno rispetto al 2016. Nell’arco di 3 anni (dal 2014 al 2017) le nascite sono diminuite di circa 45 mila unità mentre sono quasi 120 mila in meno rispetto al 2008. La fase di calo della natalità innescata dalla crisi avviatasi nel 2008 sembra quindi aver assunto caratteristiche strutturali.

La diminuzione della popolazione femminile tra 15 e 49 anni (circa 900 mila donne in meno) osservata tra il 2008 e il 2017 spiega quasi i tre quarti della differenza di nascite che si è verificata nello stesso periodo. La restante quota dipende invece dai livelli di fecondità, sempre più bassi. Il calo dei nati è particolarmente accentuato per le coppie di genitori entrambi italiani, che scendono a 358.940 nel 2017 (14 mila in meno rispetto al 2016 e oltre 121 mila in meno rispetto al 2008).

Rispetto al 2008 diminuiscono sensibilmente i nati da coppie coniugate: nel 2017 sono 316.543 (-147 mila in soli 9 anni). Questo netto calo è in parte dovuto all’andamento dei matrimoni, che hanno toccato il minimo nel 2014, anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze (-57 mila rispetto al 2008) per poi risalire lievemente fino a superare nel 2016 le 200 mila celebrazioni. Nel 2017 si osserva una nuova diminuzione (191.287 matrimoni).

In particolare, la propensione al primo matrimonio, da anni in diminuzione, dopo aver mostrato una lieve ripresa a partire dal 2015 ha subito una battuta d’arresto nel 2017 (419,0 primi matrimoni per mille uomini e 465,1 primi matrimoni per mille donne).

In un contesto di nascite decrescenti, quelle che avvengono fuori del matrimonio aumentano di quasi 29 mila unità rispetto al 2008, raggiungendo quota 141.608 . Il loro peso relativo continua a crescere, è a 30,9% nel 2017.

Il calo della natalità si riflette soprattutto sui primi figli (214.267 nel 2017), diminuiti del 25% rispetto al 2008. Nello stesso arco temporale i figli di ordine successivo al primo si sono ridotti del 17%.

Dal 2012 al 2017 diminuiscono anche i nati con almeno un genitore straniero (-8 mila) che, con mille unità in meno solo nell’ultimo anno, scendono sotto i 100 mila (99.211, il 21,7% sul totale dei nati) per la prima volta dal 2008. Tra questi sono in calo soprattutto i nati da genitori entrambi stranieri: per la prima volta sotto i 70 mila nel 2016, calano ulteriormente nel 2017 (67.933).

Al primo posto per numero di nati stranieri iscritti in anagrafe si confermano i bambini rumeni (14.693 nati nel 2017), seguiti da marocchini (9.261), albanesi (7.273) e cinesi (3.869). Queste quattro comunità rappresentano il 51,8% del totale dei nati stranieri.

Nel 2017 prosegue la tendenza alla diminuzione della fecondità in atto dal 2010. Il numero medio di figli per donna scende a 1,32 (1,46 nel 2010). Le donne italiane hanno in media 1,24 figli (1,34 nel 2010), le cittadine straniere residenti 1,98 (2,43 nel 2010).

La riduzione del numero medio di primi figli per donna tra il 2010 e il 2017 è responsabile per il 68% del calo complessivo della fecondità delle donne italiane e per l’81% di quello delle donne straniere.

Considerando le generazioni, il numero medio di figli per donna decresce senza soluzione di continuità. Si va dai 2,5 figli delle nate nei primissimi anni Venti (cioè subito dopo la Grande Guerra), ai 2 figli delle generazioni dell’immediato secondo dopoguerra (anni 1945-49), fino a raggiungere il livello stimato di 1,44 figli per le donne della generazione del 1977.

Contemporaneamente si osserva uno spiccato aumento della quota di donne senza figli: nella generazione del 1950 è stata dell’11,1%, nella generazione del 1960 del 13% e in quella del 1977 si stima che raggiungerà (a fine del ciclo di vita riproduttiva) il 22,0%.

fonte:ISTAT

 

Unioni civili: il cognome comune non cambia la scheda anagrafica

Consulta su unioni civili, il cognome comune non cambia la scheda anagrafica

Il cognome comune assunto nel corso dell'unione civile non modifica la scheda anagrafica.

E' stata depositata il 22 novembre 2018, la decisione n. 211 della Corte costituzionale in tema di "cognome comune" scelto dalle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso.

Secondo la decisione della Consulta dunque negli archivi comunali resta il solo cognome posseduto prima della costituzione dell'unione. Per la Corte la funzione del "cognome comune" − come cognome d'uso senza valenza anagrafica − non determina alcuna violazione dei diritti al nome, all'identità e alla dignità personale. Risulta valida la disposizione dell'articolo 3 del D.lgs. n. 5 del 2017, là dove prevede che la scelta del "cognome comune" non modifica la scheda anagrafica individuale, nella quale rimane il cognome precedente alla costituzione dell'unione. Resta fermo che la scelta effettuata viene invece iscritta negli atti dello stato civile (ex art. 63, primo c., lett. g-sexies, DPR n. 396/2000).

In particolare, è il comma 10 dell'art.1 della legge 76/2016 a stabilire che, mediante dichiarazione all'ufficiale di stato civile, per la durata dell'unione civile tra persone dello stesso sesso, le parti possono stabilire di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. Ulteriormente, la parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all'ufficiale di stato civile. Serviva capire se scelta del cognome potesse assumere o meno una valenza anagrafica.

Secondo la Consulta la legge afferma un "no" nella parte in cui espressamente delimita la durata del cognome comune a quella dell'unione civile. La scelta del cognome è operata, si legge, «per la durata dell'unione» e dallo scioglimento dell'unione civile, anche in caso di morte di una delle parti discende la perdita automatica del cognome comune. E' chiaro che con questo il legislatore non ha voluto assegnare valenza anagrafica al cognome comune, come succede alle coppie unite in matrimonio: il cognome d'uso assunto dalla moglie a seguito di matrimonio non comporta un variazione anagrafica del cognome originario, che rimane uguale. Nel caso di donne coniugate o vedove le schede anagrafiche devono essere intestate al cognome da nubile. La non rilevanza anagrafica della scelta del cognome, dunque, non implica per gli uniti una violazione costituzionale dei loro diritti.

Fonte: Studiocataldi.it

 

Figli: si può dare il doppio cognome?

La possibilità di dare il doppio cognome è stata di recente affermata dalla Corte costituzionale. Ecco cosa prevede e quali facoltà sono riconosciute ai genitori

I figli non ricevono per forza il solo cognome paterno: la sentenza della Corte costituzionale numero 286/2016 ha infatti previsto che al cognome del padre possa essere affiancato quello della madre che può quindi essere oggi attribuito a tutti i bambini.

Alla sentenza della Consulta - che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme del c.c. che non prevedevano questa opportunità - non è però seguita da alcuna legge.

A questa carenza ha però posto rimedio il Ministero dell'interno che con circ. n.1/2017 ha sollecitato i sindaci a fornire le direttive necessarie agli uffici di stato civile al fine di garantire l'applicazione dei principi di diritto affermati dalla Corte e invitandoli ad accogliere le richieste dei genitori che avessero inteso attribuire ai figli il doppio cognome.

Con circ. n. 7/2017 il Ministero ha fornito ulteriori chiarimenti, specificando che le novità ordinamentali che consentono anche l'attribuzione del cognome materno riguardano "unicamente la posposizione di questo al cognome paterno, e non l'anteposizione".

Il doppio cognome può essere attribuito anche ai figli di coppie non sposate e ai figli adottivi.

Il consenso del padre al doppio cognome

La questione non è però semplice e si sono posti alcuni interrogativi circa l'esatta portata della previsione.

Assodato che il cognome paterno non può essere eliminato ci si è chiesti se la madre possa aggiungere il proprio cognome a quello del padre anche senza il consenso dello stesso. A ciò  ha dato di recente risposta il Tar del Lazio con la sent. n. 11410/2018 affermando che la richiesta di modifica del cognome del figlio minore è un atto civile che i genitori possono presentare solo nell'esercizio della rappresentanza legale, con il consenso congiunto, salvo il solo caso in cui la madre o il padre sia stato privato della potestà genitoriale.

Quindi se non vi è accordo sul doppio cognome lo stesso non può essere attribuito dall'ufficio, ferma restando la possibilità per ciascuno dei genitori di ricorrere senza formalità al giudice civile. Se invece l'accordo c'è – è sufficiente l’accordo orale - basta renderlo palese all'Ufficiale di stato civile che registrerà il nome del figlio con i due cognomi senza la necessità di particolari documenti.

Il cognome della madre

Poiché il cognome del padre è ineliminabile i genitori possono solo aggiungere il cognome materno a quello paterno ferma ovviamente restando l'ipotesi in cui il bambino, figlio di una coppia non sposata, non sia riconosciuto dal padre caso in cui non potrà che acquisire il cognome della madre.

Fonte: Studiocataldi.it

 

La Redazione